Luca Guadagnino: Le mani che creano ciò che la vita non dice
Quando lavoravo come fotografo, negli anni 2010, mi affascinavano le immagini prodotte in un’epoca in cui io non ero nemmeno un progetto nella mente della mia madre adolescente. Horst P. Horst, Cecil Beaton, Richard Avedon hanno prodotto immagini che mi hanno travolto, portandomi a considerare alcune di esse tra le più belle mai realizzate. La maggior parte apparteneva ad artisti che, già allora, non erano più tra noi. Tra queste, uno dei ritratti più celebri del romanziere francese Jean Cocteau: una fotografia realizzata da Germaine Krull, incentrata sulle sue mani, incrociate e adagiate sulle gambe in maniera elegante e seducente.
Lì, al di là di tutta la tecnica della luce e dell’inquadratura, la bellezza e persino un certo erotismo delle mani del poeta suscitarono in me una strana e inedita ammirazione per questa parte specifica del corpo. Le mani, ancora oggi, non suscitano in me la stessa curiosità e ammirazione che provo per i piedi.
Da allora, hanno continuato a passare inosservate. Nulla aveva più attirato la mia attenzione oltre a quella fotografia, finché non mi sono imbattuto in un paio di mani magre, delicate, sempre eleganti e piene di personalità, nelle fotografie e nei video, come le gambe delle ballerine che volteggiano sul palcoscenico di un grande teatro. Che siano in movimento nell’aria o adagiate sul corpo del loro proprietario.
Le mani, del resto — e anche i piedi — ricevono sempre dei primi piani nei film di quest’uomo, che compie 55 anni il prossimo 10 agosto 2026 e che porta con sé uno straordinario percorso artistico attraverso il cinema, con film che solo qualcuno di estremamente sensibile, creativo e, soprattutto, coraggioso potrebbe realizzare. Anche se una parte del pubblico insiste nel chiedergli di spiegare ciò che la sua arte già fa con tanta maestria.
In un momento in cui il cinema, più che mai, dipende da grandi finanziamenti, lui insiste nel mettere la propria voce nel mondo e nel tradurla esclusivamente attraverso l’arte. Quest’uomo dalle mani sexy è Luca Guadagnino, regista italiano che nel corso della sua carriera ci ha regalato opere meravigliose come Chiamami col tuo nome (2017), Challengers (2024) e Queer (2024).
Ma questo testo non parla della sua filmografia. Tanto meno della sua biografia. Ho deciso di scriverlo perché Luca è stato una bussola per me nella mia vita personale — i motivi non è il caso di portarli qui — anche se il mio primo romanzo, pubblicato e tradotto in italiano (Otto Lettere, Destinatario Assente), è stato dedicato interamente a lui.
Dedico uno spazio della mia rivista per rendere omaggio all’uomo che, forse con una certa presunzione, credo di riuscire a vedere attraverso ciò che anch’io, come artista, utilizzo per comunicare e per vivere ciò che, a volte, la vita pratica non ci permette di vivere, o ci porta via.
Come ho già detto, forse sono troppo presuntuoso nel pensare che Luca Guadagnino sia un uomo di estrema sensibilità, che parla, scrive, crea ciò che vuole e che, anche se nei suoi film ricorrono alcuni temi, vede in essi la possibilità di affrontare ogni tipo di argomento che in qualche modo suscita in lui non solo curiosità, ma anche il suo modo particolare di cogliere qualcosa di sensibile, qualcosa che sia importante concederci la possibilità di osservare e discutere. Da un amore cannibale a un ambiente accademico contaminato dall’eccesso di militanza.
O forse l’arte di Luca, con la sua sottigliezza, e con l’apparente disinteresse per il fatto che tutti comprendano o concordino con il suo punto di vista, sta semplicemente colpendo dentro di me quei luoghi nei quali ero già, in qualche modo, aperto a comprendere e conoscere qualcosa in più sulla vita e su me stesso. E, alla fine, forse è un uomo più misterioso di quanto lasci intendere.
Ma, proprio come Luca, sono anch’io un artista a cui non importa poi molto che la comprensione delle persone nei confronti della mia arte — nel mio caso, i miei libri, i miei film o persino i testi che pubblico su questa rivista — sia in accordo con il mio messaggio, o con la riflessione e la conclusione a cui sono arrivato. E per questo difenderò la mia idea secondo cui quest’uomo dalle mani belle, mani che toccano libri, sceneggiature, costumi, macchine da presa e persone, abbia le mani di qualcuno che porta dentro di sé un po’ di Elio, Oliver, Art, Patrick e Lee.
Cosa dicono tutti loro di Luca? Uomini sensibili, capaci di amare molto più di quanto gli altri siano in grado di ricevere, ma che non si aggrappano alle etichette delle fiabe per vivere il proprio amore. Anche quando sono consapevoli che quello potrebbe essere l’ultimo bacio, l’ultimo abbraccio o l’ultimo viaggio. Anche quando, a volte, il bacio può non arrivare, ma un semplice tocco tra i piedi nudi di due persone sedute l’una accanto all’altra può portare con sé un’esplosione di tenerezza.
“Ciò che cerchi sta cercando te.” La frase del poeta afghano Rumi, che accompagna il mio romanzo, traduce ciò che vedo in Luca: un uomo che, a volte senza rendersene conto, forse sta cercando qualcosa nella propria arte più di quanto stia consapevolmente consegnando un prodotto al suo pubblico.
E spero che, così come ho scritto un romanzo — senza volerlo — per guarire me stesso, un giorno, oltre a tutti gli amori che hai già conosciuto, Luca, tu possa ancora vivere un amore in cui qualcuno baci le tue mani in maniera travolgente e appassionata, mentre quelle mani accarezzano il volto di qualcuno capace di vederti attraverso la tua arte.
texto em português
Luca Guadagnino: As Mãos que Produzem Aquilo que a Vida Não Diz
Quando eu atuava como fotógrafo na década de 2010, as imagens produzidas em um tempo onde, sequer eu era um projeto da minha mãe adolescente, me fascinavam. Horst P. Horst, Cecil Beaton, Richard Avedon, produziram imagens que me arrebataram, fazendo com que eu elegesse algumas delas como as melhores já feitas. A maioria de artistas que, não estavam mais entre nós, desde aquela época. Entre elas, um dos retratos mais famosos do romancista francês Jean Cocteau: uma fotografia feita por Germaine Krull, com foco em suas mãos, cruzadas e pousadas sobre suas pernas, de uma maneira elegante e sedutora.
Ali, além de toda técnica de luz e enquadramento, a beleza e, até um certo erotismo das mãos do poeta, me causaram uma estranha e inédita admiração por essa parte específica do corpo. Mãos, até hoje, não me despertam alguma curiosidade, como a admiração que eu tenho por pés.
De lá pra cá, elas continuam passando despercebidas. Nada mais me chamou atenção além daquela fotografia, até eu me deparar com um par de mãos magras, delicadas, sempre elegantes e cheias de personalidade em fotografias e vídeos, como pernas de bailarinas rodopiando em um palco de um grande teatro. Estejam elas em movimento no ar, ou pousadas sobre o corpo de seu dono.
Mãos, inclusive - e pés também - sempre têm closes nos filmes deste homem que completa 55 anos neste 10 de agosto de 2026, e que carrega consigo, uma extraordinária trajetória nas artes, através do cinema, com filmes que só alguém muito sensível, criativo e, principalmente, corajoso, faria. Ainda que parte do público insiste em pedir que ele explique o que sua arte já faz com tanta maestria.
Em um momento em que o cinema mais do que nunca depende de grandes financiamentos, ele persiste em colocar a sua voz e traduzi-la apenas através da arte. Esse homem das mãos sexy é Luca Guadagnino, diretor de cinema italiano, que nos presenteou ao longo de sua carreira com belíssimas obras como: Me Chame Pelo Seu Nome (2017), Rivais (2024) e Queer (2024).
Mas esse texto não é para falar de sua filmografia. Muito menos de sua biografia. Decidi escrevê-lo, porque Luca tem sido uma bússola de direção para mim na minha vida pessoal - que não convém trazer aqui os motivos - ainda que meu primeiro romance publicado e traduzido para o italiano (Otto Lettere, Destinatario Assente) tenha sido dedicado inteiramente a ele.
Dedico um espaço em minha revista para homenagear o homem que pretenciosamente eu consigo enxergar através daquilo que eu, como artista, também utiliza para comunicar e viver o que às vezes a vida prática não permite, ou nos rouba.
Como mencionei acima, talvez eu esteja sendo pretencioso demais em achar que Luca Guadagnino seja um homem de extrema sensibildade, que fala, escreve, produz o que quer, e, ainda que haja alguns temas recorrentes em seus filmes, vê neles, a possibilidade de abordar todo tipo de assunto que lhe desperta de algum modo, não só curiosidade, mas a sua maneira de enxergar ali, algo sensível que seja importante nós nos darmos a chance de observar e discutir. Partindo de um amor canibal a um ambiente acadêmico contaminado pelo excesso de militância.
Ou, talvez, a arte de Luca com sua sutileza, onde parece não se importar tanto que todos entendam ou concordem com seu ponto de vista, esteja apenas me atingindo em lugares onde eu já esteja de alguma maneira aberto para comprender e conhecer sobre a vida, e sobre mim mesmo. E, no fim, ele seja um homem mais misterioso do que transmite ser.
Mas, assim como Luca, sou um artista que também não se importa tanto se a compreensão das pessoas com a minha arte - no caso, meus livros, filmes ou, até mesmo meus textos nesta revista -, esteja de acordo com a minha mensagem ou, de acordo com a reflexão e conclusão que cheguei. E, por isso, defenderei a minha ideia de que esse homem de mãos belas, que tocam em livros, roteiros, figurinos, câmeras e pessoas, sejam mãos de alguém que tenha um pouco de Elio, Oliver, Art, Patrick e Lee em si.
O que todos eles dizem sobre Luca? Homens sensíveis, capazes de amar muito mais do que a capacidade com a qual os outros podem receber, mas, que não se prendem aos rótulos de contos de fada para viverem seu amor. Ainda que conscientemente sintam que aquele pode ser o último beijo, o último abraço ou, a última viagem. Ainda que, às vezes, o beijo pode não acontecer, mas, onde um simples toque entre os pés descalços de duas pessoas que estejam sentadas lado a lado, possa trazer uma explosão de ternura.
"O que você procura está procurando por você." Frase do poeta afegão Rumi, que embala o meu romance, traduz o que vejo em Luca: um homem que, às vezes, sem notar, talvez esteja mais buscando algo em sua arte, do que entregando conscientemente um produto ao seu público.
E espero que, assim como escrevi um romance - sem querer - para me curar, desejo que um dia, além de todos os amores que você já teve, Luca, ainda possa experimentar um que beije suas mãos de uma maneira avassaladoramente apaixonada, enquanto elas acarinham o rosto de alguém que o consiga enxergar através de sua arte.
text in english
Luca Guadagnino: The Hands That Create What Life Does Not Say
When I worked as a photographer in the 2010s, images produced in a time when I was not even a project in my teenage mother’s mind fascinated me. Horst P. Horst, Cecil Beaton, Richard Avedon produced images that swept me away, making me choose some of them as among the best ever made. Most were by artists who had already left us by that time. Among them was one of the most famous portraits of the French novelist Jean Cocteau: a photograph by Germaine Krull, focusing on his hands, crossed and resting elegantly and seductively over his legs.
There, beyond all the technique of light and framing, the beauty and even a certain eroticism of the poet’s hands awakened in me a strange and unprecedented admiration for this particular part of the body. Hands, to this day, do not awaken in me the same kind of curiosity as the admiration I have for feet.
Since then, they have continued to go unnoticed. Nothing else had caught my attention beyond that photograph, until I came across a pair of thin, delicate hands, always elegant and full of personality in photographs and videos, like ballerinas’ legs spinning across the stage of a great theater. Whether moving through the air or resting upon their owner’s body.
Hands, in fact — and feet as well — are always given close-ups in the films of this man, who turns 55 this August 10, 2026, and who carries with him an extraordinary artistic journey through cinema, with films that only someone very sensitive, creative and, above all, courageous could make. Even though part of the audience insists on asking him to explain what his art already does so masterfully.
At a time when cinema, more than ever, depends on major funding, he persists in putting his voice into the world and translating it solely through art. This man with the sexy hands is Luca Guadagnino, the Italian film director who has gifted us throughout his career with beautiful works such as Call Me by Your Name (2017), Challengers (2024), and Queer (2024).
But this text is not about his filmography. Much less about his biography. I decided to write it because Luca has been a compass guiding me through my personal life — the reasons for which do not belong here — even though my first novel, published and translated into Italian (Otto Lettere, Destinatario Assente), was dedicated entirely to him.
I dedicate a space in my magazine to pay tribute to the man whom, perhaps pretentiously, I believe I can see through that which I, as an artist, also use to communicate and to live what practical life sometimes does not allow us to live, or takes away from us.
As I mentioned above, perhaps I am being too presumptuous in believing that Luca Guadagnino is a man of extreme sensitivity, who speaks, writes and creates whatever he wants, and who, even though certain themes recur throughout his films, sees in them an opportunity to approach every kind of subject that awakens in him not only curiosity, but also his particular way of perceiving something sensitive, something that it is important for us to give ourselves the chance to observe and discuss. From a cannibalistic love to an academic environment contaminated by excessive militancy.
Or perhaps Luca’s art, with its subtlety, and its apparent lack of concern over whether everyone understands or agrees with his point of view, is simply reaching places within me where I was already, in some way, open to understanding and discovering more about life and about myself. And, in the end, perhaps he is a man more mysterious than he appears to be.
But, just like Luca, I am also an artist who does not care very much whether people’s understanding of my art — in this case, my books, films, or even the texts I publish in this magazine — agrees with my message, or with the reflection and conclusion I have reached. And so, I will defend my idea that this man with beautiful hands, hands that touch books, screenplays, costumes, cameras and people, has the hands of someone who carries a little of Elio, Oliver, Art, Patrick and Lee within him.
What do all of them say about Luca? Sensitive men, capable of loving far more deeply than others are capable of receiving, but who do not cling to the labels of fairy tales in order to live their love. Even when they consciously feel that it may be the last kiss, the last embrace, or the last journey. Even when, sometimes, the kiss may never happen, but a simple touch between the bare feet of two people sitting side by side can bring an explosion of tenderness.
“What you seek is seeking you.” The words of the Afghan poet Rumi, which accompany my novel, translate what I see in Luca: a man who, sometimes without realizing it, may be seeking something more through his art than consciously delivering a product to his audience.
And I hope that, just as I wrote a novel — without meaning to — to heal myself, I wish that one day, beyond all the loves you have already known, Luca, you may still experience one who kisses your hands in an overwhelmingly passionate way, while they caress the face of someone who is able to see him through his art.
